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La scienza e il Covid-19. Cosa si è scoperto in 6 mesi sul Coronavirus?

La storia di questa pandemia ed in particolare delle ricerche scientifiche che puntano a trovare una cura e un vaccino ha avuto inizio nel dicembre dello scorso anno. Mentre gran parte del mondo si preparava a festeggiare l’arrivo del 2020, il dottor Li Wenliang stava lavorando nel pronto soccorso dell’ospedale centrale di Wuhan, dove erano stati messi in quarantena sette pazienti, tutti affetti da una strana forma di polmonite. Il dottor Li Wenliang aveva condiviso con amici e colleghi il timore che queste infezioni ai polmoni fossero collegate ad una nuova forma di Sars.


Per avere allertato i colleghi con WeChat di un possibile focolaio di quello che lui credeva fosse una mutazione della Sars, il dottor Li è stato arrestato dalla polizia cinese, insieme ad altre otto persone, per “avere diffuso voci”. Tornato poi in libertà e al lavoro, Li Wenliang ha contratto il nuovo coronavirus, che ormai era tristemente noto al mondo come Covid-19, ed è morto a soli 34 anni.


Il primo caso accertato in Cina, secondo gli studi successivi, sarebbe del 1 dicembre. Nessuno ha previsto che questo nuovo coronavirus si sarebbe diffuso con tale violenza e rapidità. In soli sei mesi, quindi, il Covid-19 si è diffuso in 188 paesi e ha infettato oltre 6,6 milioni di persone.


Conoscere questo nuovo nemico era determinante per poterlo affrontare, così in tutto il mondo è partita la corsa per decifrare il genoma del virus. Di norma questa operazione richiede mesi, anche anni,. Tuttavia, con una velocità eccezionale, il 10 gennaio, gli scienziati del Wuhan Institute of Virology – guidati dal professor Yong-Zhen Zhang – hanno pubblicato e condiviso con il mondo la prima sequenza genomica di Covid-19. Due giorni dopo aver diffuso ad altri scienziati stranieri la prima sequenza genetica di Covid-19, il laboratorio del professor Zhang è stato chiuso dalle autorità cinesi, senza una motivazione ufficiale.


Grazie a questa condivisione-lampo, altri laboratori sparsi in tutto il mondo hanno potuto iniziare a lavorare sul nemico. Il professor Kristian Andersen specializzato nella genomica delle malattie infettive, ha spiegato che i coronavirus sono una grande famiglia di virus, centinaia dei quali circolano tra animali di tutti i tipi.. Covid-19 è solo il settimo coronavirus che si ritiene sia passato da un altro animale a un essere umano, facendo un salto di specie. “Senza quella prima sequenza, non avremmo potuto iniziare nessuno di questi studi”, ha spiegato il prof. Andersen alla BBC.


Mentre la pandemia prendeva iniziava a terrorizzare il mondo, gli sforzi della comunità scientifica si spostarono dall’analisi sulle origini e sul genoma del virus agli interventi per il contenimento della diffusione del contagio planetario.


In questa fase della partita, la Corea del Sud ha avuto un ruolo fondamentale. Si tratta di un paese poco più piccolo dell’Italia, con 51 milioni di abitanti, che si è distinto per come sia riuscito a contenere il Covid-19 grazie alla mobilitazione di un piccolo esercito di persone incaricate di tracciare i contatti, veri e propri investigatori che hanno collegato e mappato tutte le persone contagiate dal Covid-19 risalendo ai loro contatti più recenti. Le loro politiche di auto-isolamento e di messa in quarantena di interi edifici, ospedali, case di riposo e aziende dove erano presenti focolai, ha fermato la diffusione del nemico invisibile.


Il professor Kim Jong-Yeon, responsabile del team di epidemiologia di Daegu, ha gestito un vero e proprio caso di studio. Nella sua città il focolaio è esploso a partire da una sola persona, il famigerato “Paziente 31”. Le attività investigative, dato che anche in Corea del Sud le persone tendono a dare risposte evasive, si sono svolte con tecniche simile a quelle delle forse di polizia, con indagini su carte di credito e telefoni, transazioni, cronologie GPS. Discutibile o meno, in Corea hanno fermato il virus.


Mentre la Corea fronteggiava il proprio incubo, il virus si faceva strada verso il resto del mondo. Ogni mutazione è stata isolata, mappata e condivisa tra i vari laboratori di ricerca. Con oltre 37.000 campioni sequenziati dai laboratori sparsi per il mondo, la natura fortemente contagiosa di Covid-19 si è rivelata in tutto il suo orrore.


Il primo decesso in Italia per Covid-19 è avvenuto nel piccolo comune di Vò Vecchio. Alla notizia del decesso le autorità locali hanno isolato l’intera comunità di 3.000 persone e hanno iniziato a fare test a tappeto con i tamponi nasali, indipendentemente dal fatto che queste persone mostrassero o meno sintomi. Scientificamente si è trattato di un esperimento di grande valore, i cui risultati hanno interessato i laboratori di tutto il mondo.


Il professore associato Enrico Lavezzo, che si è occupato dell’operazione, ha spiegato che la scoperta più importante è stata quella che chiama la “diffusione silenziosa” del virus. Oltre il 40% delle persone risultate positive al virus non avevano sintomi e non erano minimamente consapevoli di poter infettare altre persone. Questo è il pericolo più grande. “La maggior parte delle persone sintomatiche rimarrà a casa, ma la maggior parte delle persone asintomatiche si comporterà normalmente,” ha spiegato Lavezzo alla BBC. “Usciranno, incontreranno persone, entreranno in stretto contatto con gli altri – senza nemmeno sapere che possono trasmettere il virus”. Il gruppo di Lavezzo è stato uno dei primi a stabilire la vasta portata del problema dei casi asintomatici. Altri studi hanno stabilito stime fino al 70%. L’altra importante conferma ottenuta dall’indagine italiana è stata che su 3.000 residenti a Vò, nemmeno un bambino sotto i 10 era risultato positivo.


Ma perché questo virus è così pericoloso? Comunemente, la maggior parte dei virus o è in grado di diffondersi in modo rapido, oppure può causare malattie gravi. Covid-19, purtroppo, riesce a fare entrambe le cose. 


Infettando le vie aeree superiori, il naso e i polmoni superiori, l’infiammazione provoca tosse e starnuti, che diffondono rapidamente la malattia. Nel frattempo, l’infezione delle vie aeree inferiori può causare problemi respiratori gravi, potenzialmente fatali.


Tra le attività scientifiche degne di nota va ricordato che il laboratorio del professor Michael Farzan è stato il primo a scoprire il recettore ACE-2, durante l’epidemia di Sars nel 2003. Anche nel caso del Covid-19 gli scienziati hanno scoperto che il nuovo coronavirus può entrare nel corpo umano solo in un modo, agganciandosi a specifici recettori presenti sulla superficie delle cellule umane, noti come ACE-2. Gli ACE-2 sono purtroppo molto diffusi e questo è il motivo per cui Covid-19 provoca una così vasta gamma di sintomi.


Sulla base di tutte queste ricerche e degli studi di cui abbiamo parlato, oggi ci sono 124 diversi gruppi di scienziati e ricercatori che stanno sviluppando un vaccino contro Covid-19. Il professor Jorge Kalil, direttore medico dell’Università di San Paolo, conduce una delle sperimentazioni in corso in Brasile. Kalil è scettico sul fatto che avremo presto un vaccino, già alla fine di quest’anno, disponibile alle popolazioni entro il 2021. “Dobbiamo andare il più velocemente possibile,” ha dichiarato alla BBC. “Ma non credo che il primo ad arrivare sarà il vincitore. Non è una gara automobilistica. Il vincitore sarà il miglior vaccino, quello che funziona per la maggior parte delle persone – idealmente il 90% – e blocca sia i sintomi che la trasmissione”.


Intanto la prossima settimana prenderà il via in Russia la sperimentazione clinica di un vaccino contro il coronavirus sugli esseri umani, che è stato sviluppato dal Centro di ricerca nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamalei.. Lo ha reso noto Vadimr Tarasov, il direttore dell’Istituto di medicina translazionale e biotecnologia alla Prima università di medicina di Mosca, che ha spiegato che i test saranno effettuati su 50 volontari sani, uomini e donne di età compresa fra i 18 anni e i 60, pagati per farsi inoculare il vaccino.


Il progetto giunto finora al livello di sperimentazione più avanzata nel pianeta al momento è quello dell’Università di Oxford (in partnership con l’azienda italiana Advent Irbm di Pomezia) finanziato dal governo di Londra.


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