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Carabinieri arrestati a Piacenza, il maggiore Stefano Bezzeccheri interrogato dal gip. Era l’ufficiale che chiedeva più arresti

Continuano gli interrogatori del giudice per le indagini preliminari di Piacenza, Luca Milani, dei carabinieri sottoposti a misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta Odyssesus che ha portato all’arresto di militari dell’Arma accusati, a vario titolo, di violenze e falsi, arresti illegali e spaccio. Oggi è il turno del maggiore Stefano Bezzeccheri, ex comandante della compagnia carabinieri di Piacenza, ora sottoposto all’obbligo di dimora e indagato per abuso d’ufficio. Agli atti dell’inchiesta ci sono alcuni episodi in cui l’ex comandante spingeva l’appuntato Giuseppe Montella e gli altri militari della stazione Levante, sotto sequestro in attesa dei rilievi scientifici del Ris, a effettuare più arresti e a conseguire più risultati di servizio possibili. Montella, secondo l’accusa, eseguiva arresti illegali appositamente per sequestrare droga da rivendere, sia per arricchirsi sia per acquisire prestigio professionale. Ma per il gip “in presenza di risultati in termini di arresti eseguiti, gli ufficiali di grado superiore erano disposti a chiudere un occhio sulle intemperanze e sulle irregolarità compiute dai militari loro sottoposti”.



Intemperanze e irregolarità di cui era a conoscenza il maggiore finito nei guai per due episodi in cui era stata omessa la segnalazione alla prefettura di due acquirenti di droga, graziati perché erano stati arrestati gli spacciatori. L’ufficiale, che non stimava il comandante Marco Orlando (ai domiciliari e che ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere), si rivolgeva direttamente al Montella per chiedere l’incremento degli arresti. E aveva chiesto un incontro urgente: “Vediamoci quanto prima a quattr’ occhi, in borghese, al di fuori del servizio… “. Eseguire gli arresti appare “un obiettivo a ogni costo” al gip che cita anche un’altra intercettazione in cui il maggiore dice all’appuntato: “No, io devo parlare urgentemente con te perché dobbiamo parlare di. .. attività operativa, dobbiamo parlare del rapporto che ho avuto stasera con il Colonnello Savo, con tutti gli altri Ufficiali, dobbiamo parlare di cose che avete fatto già in passato e … e di quello che mi piacerebbe fare a me visto che quest ‘anno, comunque, io non andrò via, molto probabilmente resto, e quindi c’ho un altro anno e mezzo per potermi divertire qui su Piacenza, poi non so dove andrò a finire. Intanto garantisce che parlerà con il comandante di stazione ” … io voglio parlare direttamente con voi, poi Orlando lo metto a posto io; così come l’anno scorso io ho disposto, dicevo: ‘Alla Levante non gli dovete rompere i coglioni coi servizi, ordine pubblico, scorte eccetera eccetera’ perché dovevate fare un certo tipo di lavoro e effettivamente.. . diciamo, i numeri parlano ma anche i fatti perché poi … al quartiere Roma, lì… non c ‘è stato più nessuno , si so spostati a via Calciati e pure lì li avete bastonati””. Ma non solo l’ufficiale spronava Montella e gli diceva di agire per ottenere “il massimo risultato con il minimo sforzo”.



Per il giudice Milani c’è stato una sorta di combinato disposto: “In forza di una peculiare congiuntura, nello stesso momento storico si sono trovati a operare, nella medesima Compagnia Carabinieri di una piccola città come Piacenza, un militare incline a sfruttare il proprio ruolo per accrescere i profitti delle attività illecite svolte nel contempo (Montella) e un comandante (Bezzeccheri) che non solo non operava alcuna attività di vigilanza per rendersi conto di tali scenari, ma anzi finiva per assecondarli, spronando l’appuntato a rivolgere il suo servizio verso il ‘massimo risultato” da conseguire con il minimo sforzo. Si auspica che l’attività di indagine svolta all’interno del presente procedimento possa conseguire il “risultato”, quanto meno, di far risaltare come questi non siano certo esempi onorevoli e costruttivi di svolgimento del servizio nell’Arma dei Carabinieri” conclude il giudice.



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